Simona Bertolotto

Simona Bertolotto nasce nel 1971 a Torino, ed ha il suo esordio artistico alla fine del 2011 tramite Instagram.
Le sue fotografie elaborate e trasformate, conducono in percorsi onirici alla ricerca dell'essenza sensoriale femminile.
Simbolismi ricorrenti sono la prima firma dell'artista: fiori, gabbie, uccelli e farfalle, si fanno spazio in immagini di volti retrò, in una perenne intrinseca testimonianza del viaggio nell'inquietudine profonda di ogni donna che tende, però, sempre alla Luce, alla libertà.

Ogni opera viene stampata molto spesso su specchio, materiale determinante per l'esplorazione delle sfaccettature sfuggenti e sconosciute che lasciano  spazio all'interpretazione di ciascuno  di noi.
Ognuna, inoltre, viene riprodotta in un unico esemplare, firmata, ove è possibile, mediante una performance.
Il  morso dell'artista é la differenza, un morso incisivo sul braccio dell'acquirente. Immortalato da una istantanea che verrà applicata nel retro dell'opera a memoria perenne, a perenne unicità.
Ma la ricerca di un'artista non si ferma mai.
Oggi, 2014, Simona Bertolotto cresce. E crescendo smonta e rimonta ancora una volta la donna nella sua essenza.
Un'analisi del femminino che se fino a ieri era rivolta all'esterno, con lo sguardo attento alle donne di ogni era e di ogni società,  ora è introflessa, auto terapeutica. L'osservazione è proiettata su se stessa e sulle profondità del proprio animo: il viaggio continua, ma questa volta negli Inferi, intesi come buio, profondità, non conoscenza per raggiungere la catarsi, la purificazione, al fine di una nuova agnizione, di una scoperta di un Io nascosto.
E così si materializzano pose teatrali dell'artista stessa, flash statuari che imprigionano gli stati colti nel viaggio al centro di sé, fissandoli  in un istante immobile e stereotipato, rigido fino ad essere forzato per enfatizzare l'inquietudine, lo stupore della scoperta, la presa di coscienza di qualcosa che non si voleva vedere.
Simona assurge così a nuovo stato compendiante: è donna  in primis, artista, ricercatrice, vittima e carnefice. Ed è, infine, essenza del femmineo: quel femmineo pagano che sperimenta il contatto con la terra, con la natura, con la fauna: é ninfa  tra florilegi di muschi e arbusti che sbocciano dal proprio viso, è ibrida dal volto di equino e busto femminile.
Il viaggio iniziato è destinato a non avere meta, ma esplorazione perenne.